
Informazioni
Un’impresa storica senza precedenti
La storia di un gemellaggio lungo secoli
Qualche cenno storico
La storia del Bacalà alla vicentina parte da un evento a dir poco fortuito. Siamo nel 1431 e Pietro Querini, mercante e navigatore veneziano, parte alla volta delle Fiandre a bordo della caracca Querina con a bordo un equipaggio di sessantotto uomini un carico di ottocento barili contenenti ogni varietà di merce immaginabile. Il 14 settembre, dopo aver superato Capo Finisterre, l’equipaggio dovette affrontare una serie di intemperie che spinsero l’imbarcazione sempre più vesto ovest, al largo dell’Irlanda. A causa poi di altre anomali, tra cui la rottura del timone, la nave andò alla deriva per alcune settimane, tanto che il 17 dicembre l’equipaggio decise di abbandonarla e di separarsi in due gruppi: uno più piccolo, di diciassette marinai, si imbarcò su di uno schifo, mentre un secondo gruppo, di quarantasette componenti, tra cui Querini, salì a bordo di una seconda lancia più capiente. Della prima imbarcazione non si ebbero più notizie, mentre la seconda, dopo una moltitudine di sfide e difficoltà, attraccò nell’isola deserta di Sandøy nel gennaio del 1432, nell’arcipelago delle Lofoten. Dopo undici giorni dal loro arrivo Querini e gli altri superstiti vennero soccorsi da un gruppo di pescatori provenienti dalla vicina isola di Røst. I veneziani vennero quindi portati in quest’isola che al tempo non contava più di un centinaio di anime e qui vissero per circa quattro mesi ospitati dalla popolazione locale. In questo luogo Querini poté osservare direttamente il lavoro dei pescatori ed imparare le tecniche di pesca e di essiccazione del merluzzo bianco, risalenti ancora all’epoca dei Vichinghi. Da sempre infatti queste popolazioni nordiche erano dedite alla pesca di questo pesce che tra i mesi di febbraio e aprile migra verso l’arcipelago delle Lofoten dove avvien la pesca. Il processo di preparazione era molto lungo, cominciava con l’asportazione di testa, pinne e coda dei pesci immediatamente dopo la pesca, dopodiché il pescato veniva riposto all’interno di barili colmi di sale, il merluzzo sotto sale è per l’appunto il baccalà. Una volta scaricato a riva il pesce veniva messo ad essiccare sui graticci di legno e qui restava per diversi mesi. Le condizioni climatiche della zona erano ideali per questo lungo processo e sono le medesime adoperata ancora oggi. Nel maggio di quell’anno Querini fu aiutato a ripartire alla volta di Venezia e una volta ritornato in terra natia e qui mise a frutto le nozioni apprese durante la sua permanenza in terra norvegese. Questa pietanza e le sue caratteristiche godettero di un immediato successo presso il popolo della repubblica Serenissima, che ne apprezzò particolarmente la conservabilità, utile soprattutto durante i lunghi viaggi di terra e di mare. Nel corso dei secoli il pesce e i piatti a base di esso entrarono a far parte del patrimonio culinario della penisola tanto che oggi il 75% della produzione di stoccafisso delle Isole Lofoten viene venduto in Italia e il primo posto tra i consumatori se lo aggiudica il Veneto che, con oltre il 35% del totale, è annoverata come regione con il maggiore consumo di stoccafisso a livello mondiale.
Via Querinissima
Nel 2012 venne creato il comitato Via Querinissima, presieduto da Pro Loco di Sandrigo e Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina, un ente a seguito delle imprese via mare e via terra sulle tracce storiche lasciate dalle testimonianze biografiche di Pietro Querini. L’obiettivo è quello di creare una rete internazionale che colleghi il nord con il sud dell’Europa allo scopo di creare un interscambio culturale fra tradizioni e modi di fare differenti. Nel 2022 è stata creata l’associazione internazionale culturale Via Querinissima, il cui nome nasce dall’unione delle parole “Querini” e “Serenissima”. Nel marzo dell’anno seguente è stata presentata in Parlamento Europeo e nel maggio dello stesso anno è stata candidata al Consiglio d’Europa per il riconoscimento di Itinerario Culturale Europeo.



